temporary school

Temporary School (23-29 Maggio 2012)
Fotografie di Sergio Racanati e Stefano PelleranoDSC05566

temporary4DSC05581   temporary2

temporary 1

Temporary school. A Collective work 
di Shresta Rit Premnath e Maria Rosa Sossai 

“Temporary School” è un laboratorio che si è svolto nel maggio 2012 sotto il portico di Piazza Antonio Gramsci a Milano. Iniziata da Maria Rosa Sossai – ALAgroup e da Sreshta Rit Premnath, la “Temporary School” ha cercato di andare oltre una certa idea di educazione tradizionale attraverso un coinvolgimento diretto con il luogo fisico dove si svolgeva il laboratorio che è così diventato l’oggetto di studio. Insieme a un gruppo di dieci partecipanti il laboratorio ha ripensato la scuola come un luogo emozionale dove poter creare grazie alla collaborazione tra i diversi soggetti partecipanti. L’educazione tradizionale perpetua la distinzione sociale e gerarchica tra le persone che pensano (gli intellettuali, i manager, gli architetti) e coloro che agiscono (i lavoratori, gli operai, il pubblico). Per creare una comunità, che a sua volta disegni uno spazio pubblico, il designer deve innanzitutto abitare il posto e cancellare la distinzione tra coloro che lo progettano e coloro che lo utilizzano, ovvero tra architetti e fruitori. Per delimitare lo spazio pedagogico della “Temporary School” dentro Piazza Antonio Gramsci è stato usato un banner riciclato – un muro che sottilmente separava il pubblico dal privato, pur rimanendo aperto e permeabile. Alcune domande scritte sul banner dai partecipanti al workshop riguardavano lo spazio pubblico e privato. In questo modo gli interrogativi sorti all’interno dei muri della Temporary School sono stati registrati dalla piazza e hanno germinato nelle menti delle persone che regolarmente frequentano il portico. 

23 maggio
Domande che ci guideranno: Il corpo è pubblico o privato? Qual è il luogo del godimento nell’educazione? Cosa è l’apprendimento e quali attività comporta? Ha a che fare solo con la conoscenza razionale o implica anche una comprensione emotiva? Come si trasforma la conoscenza in comprensione? Dobbiamo prenderci cura di un luogo prima di poterlo trasformare? Per collaborare gli uni con gli altri dobbiamo prima prenderci cura l’uno dell’altro?

24 maggio
Per distruggere la gerarchia artificiale tra teoria e pratica, dobbiamo rivolgerci al filosofo marxista Antonio Gramsci, il personaggio a cui questo spazio pubblico è dedicato. Siamo seduti sotto il portico di Piazza Gramsci. I partecipanti leggono un paragrafo da Lo studio della Filosofia di Gramsci che critica l’idea diffusa che la filosofia sia una materia difficile. Al contrario egli sostiene che il pensiero filosofico sia qualcosa che ci riguarda tutti direttamente. Iniziamo con la distinzione gramsciana tra senso comune e buon senso: il senso comune è quello che usiamo quando agiamo in maniera inconsapevole, mentre il buon senso si fonda sulla consapevolezza che guida le azioni singole di ognuno di noi. La filosofia critica è localizzata nel buon senso e nella decisione consapevole, mentre le credenze popolari e l’ideologia sono nell’ambito del senso comune. La sfida dell’educazione è che il buon senso non può essere insegnato ma deve essere piuttosto scoperto singolarmente da ogni individuo. Nel creare una scuola dobbiamo quindi provare a creare una condizione educativa che incoraggi tale scoperta attraverso l’esame critico delle nostre relazioni, degli uni con gli altri e con il mondo. Per potere determinare la nostra relazione con il mondo – la nostra filosofia del mondo – dobbiamo focalizzarci su come agiamo piuttosto che in cosa crediamo. Una filosofia che si definisce dal modo in cui agiamo nel mondo sintetizza gli aspetti teorici e pratici dell’educazione e potrebbe essere chiamata, come la definisce Gramsci, una filosofia della prassi. 

Io, noi e loro
A: Il senso comune è come sono. Spesso nella nostra società si è convinti di star facendo la cosa giusta. Ma prima di imporre la mia idea di ciò che è giusto o sbagliato in uno spazio pubblico, devo chiedermi chi sono io?
B: Paul Virilio dice che ogni cittadino è un urbanista.
A: Chiedere consigli alle persone è democratico ma non tutti i consigli sono buoni.
Alcune persone hanno il potere di decidere perché hanno delle competenze specifiche. Come conciliare la democrazia con la competenza? Come conciliare la libertà individuale con la nostra responsabilità verso coloro che usano questo spazio? Dobbiamo anche considerare le persone che non usano lo spazio e cosa li tiene lontani da quello spazio.
C: Non è chiaro che cosa intendiamo per spazio pubblico. Il problema dell’integrazione delle diverse comunità di immigranti nella città di Milano diventerebbe un falso problema se considerassimo milanesi tutte le persone che vi abitano.
A: E’ possibile immaginare spazi pubblici fatti di comunità che sono uguali e differenti? Possiamo immaginare uno spazio pubblico di differenze? L’educazione ha luogo attraverso uno scambio aperto tra differenze, inclusa la posizione economica.
C: Le forze economiche modellano la sfera pubblica. Diverse idee di uguaglianza: uguale e stesso, uguale e diverso. Quello che l’educazione tradizionale fa è cancellare una storia di differenze per creare uniformità. Con il risultato che ci viene data una storia singola sotto forma di uno stato-nazione e di patriottismo. Uguaglianza non è omologazione ma capacità di coesistere. Nell’idea di integrazione c’è una gerarchia la cui storia è importante.
Dove impariamo la gerarchia?
A: La scuola è spesso un luogo dove gli studenti imparano a pensare e dove imparano anche la divisione tra pensiero e azione. Ora se proviamo a immaginare una scuola senza muri, tutti i luoghi potrebbero esistere dentro la scuola. O al contrario, tutte le cose del mondo e tutte le nostre azioni diventerebbero oggetto del nostro studio. L’educazione è dappertutto.
C: Eppure ci sono discipline come la filosofia o la matematica che sono considerate teoriche.
Come possono essere trasformate in qualcosa che può essere messe in atto ovunque?
E’ solo nello spazio pubblico che l’arte e l’educazione possono incontrarsi e suggerire possibili scambi?
A:La prima domanda che ci poniamo davanti a un’opera d’arte è: Cos’è? Ed è la stessa domanda che ci poniamo davanti al mondo quando cerchiamo di apprendere. Lo scopo della nostra collaborazione è di porci delle domande per scoprire cosa è questo spazio e come funziona.

Idee proposte per il portico di Piazza Gramsci
– Rimpiazzare le tegole di vetro del tetto con altre colorate. Oltre a riparare i vetri rotti, questa sostituzione creerebbe un effetto estetico nello spazio.
– Ospitare diverse attività sotto il portico, come un mercato dei fiori, un posto dove giocare a carte, a scacchi e così via, dove ospitare un concerto; aprire un cinema all’aperto, dare lezioni di Tai chi, organizzare una serata di tango.
– Mettere delle altalene che imprimerebbero un movimento dinamico nel portico, sarebbe per adulti e bambini un modo di occupare lo spazio rendendolo attivo.
– Installare mobili componibili.
– Un giardino comunitario costituito da casse di legno modulari che incoraggino i valori della cura e della responsabilità. Piazza Gramsci simile a una serra.
Mentre prendiamo in considerazione i diversi progetti continuaiamo a chiederci: Cosa stiamo cambiando? Come attueremo questo cambiamento? Per chi stiamo progettando questo spazio?

25 maggio
Questo spazio deve diventare vostro in modo da evitare di imporre un progetto alle persone. Se vi sentite legati a questo luogo sarete più propensi a progettare qualcosa che avrete voglia di usare e di conseguenza altri lo troveranno accogliente e utile. Leggendo le note di Gramsci sulla filosofia creativa ci chiediamo: Che cosa significa creativo? E come può essere applicato a uno spazio aperto e pubblico? Gramsci afferma che la filosofia creativa è una forma di buon senso, una concezione del mondo con un’etica che si con- forma alla sua struttura. La creatività può essere concepita come un pensiero che modifica il modo di sentire dei molti e di conseguenza la stessa realtà. Mi colpiscono le ultime ri- ghe in cui Gramsci fa una digressione e dice che la creatività può cambiare la realtà, la creatività quindi come strumento. Egli dà potere al termine creatività. Se dico che produco realtà, la divisione tra me e la realtà è in qualche modo superata. L’individuo quindi contiene il sociale e questo assegna il peso della responsabilità sociale ad ogni individuo.

Ricerca
Dobbiamo prima di tutto capire come le persone che vivono nel quartiere immaginano questo posto, in particolare il portico di Piazza Gramsci – uno spazio visibile e invisibile. Per fare questo andiamo in giro per il quartiere e chiediamo ai passanti di disegnare lo spazio così come lo immaginano.

26 maggio
Come includiamo quelle persone dei quartieri limitrofi che usano saltuariamente lo spazio? E’ una considerazione importante? Sebbene Chinatown sia solo a un isolato da qui perché non vediamo le persone di quel quartiere in questa piazza? Oltre alla diversità culturale ci sono anche differenze di classe: la piazza è circondata da zone ricche e zone povere. Piuttosto che pensare a un posto pubblico come a uno spazio per ricucire le differenze, forse dobbiamo immaginare un luogo ricco di differenze che le persone hanno piacere di occupare. Il conflitto è preferibile all’isolamento. 

 ————————————————————————————————

Maggio 2012

Dopo aver avviato la prima fase di comunicazione sul territorio e di raccolta delle attese a Maggio avrà luogo il progetto:

 Temporary School, un progetto di ALAgroup a cura di Maria Rosa Sossai 

Il progetto prevede la trasformazione di un luogo pubblico di passaggio, ovvero il portico sito in Piazza Gramsci a Milano, in uno spazio educativo temporaneo dove il giovane artista indiano Sreshta Rit Premnath svolgerà un ciclo di lezioni/laboratorio insieme agli studenti.  Linea guida del progetto è la filosofia di Enzo Mari riassunta nella sua proposta di un’auto-progettazione che intende stimolare i giovani a “produrre intelligenza”. Parafrasando un’affermazione del grande designer, affermiamo che “L’arte è tale se comunica conoscenza” e se educa alla forma, al significato, all’essenza di tutto ciò che ci circonda.  I partecipanti alle lezioni impareranno ad usare la loro manualità in modo creativo e comprenderanno che si impara facendo, esercitando così nuove tecniche di auto-apprendimento e auto-valutazione. L’idea è quella di proporre agli studenti di ripensare i luoghi abitati temporaneamente dalla Temporary School attraverso la progettazione e produzione di architetture leggere con l’utilizzo di materiali di recupero.

Date delle lezioni
Dal 23 al 29 maggio 2012 Si svolgeranno sei lezioni/laboratorio che prevedono la trasformazione del portico di Piazza Gramsci a Milano in uno spazio educativo temporaneo, che prenderà la forma di una classe attrezzata. Il portico diventerà così un laboratorio dove fare esperienza concreta della conoscenza in termini di opera d’arte, in collaborazione con gli studenti e gli abitanti del quartiere.

Come partecipare
Inviando il proprio portfolio entro le ore 24:00 di domenica 20 maggio 2012 all’indirizzoinfo@sintetico.org con oggetto “NEXTFLOOR?_ Open call#1” si avrà la possibilità di partecipare alla preselezione di 15 candidati che prenderanno parte a Temporary School workshop proposto daALAgroup, a cura di Maria Rosa Sossai, critica e curatrice di arte contemporanea e tenuto dall’artista Sreshta Rit Premnath.
Per maggiori dettagli vai a: NEXTFLOOR_Open Call?

ALAgroup
ALA intende promuovere il dialogo tra pubblici diversi e riflettere sul potere di chi insegna, introducendo modelli educativi flessibili e innovativi. ALA si prefigura come un laboratorio di educazione/formazione che elegge gli artisti come figure centrali del processo di apprendimento/insegnamento inteso come spazio di libertà creativa. ALA non intende l’educazione come un tema da svolgere ma come un contratto educativo da ripensare tra artisti-docenti e studenti di tutti gli ordini di scuola nonché adulti che intendono vivere un’esperienza di crescita libera, autonoma, qualificata, soggettiva e al tempo stesso collettiva, attraverso l’arte contemporanea. Ogni lezione/progetto avrà una durata variabile che sarà decisa dal singolo artista e condivisa con i corsisti. Il modello educativo proposto da ALA ritiene superata la divisione tra opera d’arte e azione educativa. La piattaforma è stata fondata dalla curatirce Maria Rosa Sossai ed è attualmente composta dagli artisti: Gabriele De Santis, Adelita Usni Bey, Valerio Rocco Orlando, Lorenzo Mazzi, Hektor Mamet, Paola Gaggiotti, Ettore Favini, Sreshta Rit Premnath.

Maria Rosa Sossai è critica d’arte e curatrice. Vive a Roma. Nel 2009 ha fondato l’associazione per l’arte contemporanea esterno22 trasformatasi ora nel collettivo internazionale di artisti ALAgroup. Nel 2011 ha insegnato Linguaggi multimediali all’Accademia Cignaroli di Verona. Dal 2005 al 2008 ha curato progetti site specific per il museo d’arte contemporanea MAN di Nuoro. Nel 2009 ha cocurato la mostra internazionale Sounds & Visions Artists’ Films and Videos from Europe The Last Decade al Tel Aviv Museum. Tiene regolarmente conferenze e seminari in istituzioni pubbliche e private. Nel 2010/11 ha cocurato insieme ad Avelino Sala il progetto espositivo L’arte dell’ospitalità all’Accademia Reale di Spagna a Roma. Ha pubblicato i libri ‘Artevideo, storie e culture del video d’artista in Italia’, (2002) e “Film d’artista, percorsi e confronti tra arte e cinema” (2008) (Silvana Editoriale).

Sreshta Rit Premnath (1979, Bangalore, India) vive e lavora a New York. La sua pratica artistica interseca diversi settori della cultura contemporanea – arte, educazione, formazione, editoria, critica militante -. E’ uno degli editor della rivista Shifter di New York. Tiene regolarmente dei corsi di alfabetizzazione creativa nelle zone rurali dell’India per conto dell’organizzazione internazionale KEEP, seguendo i principi metodologici di Augusto Boal  e del suo Theater of the Oppressed. E’ uno dei fondatori del Project for an Archive of the Future Anterior insieme a Thom Donovan, ora ospitato dal CUE Art Foundation di New York. Ha vinto la borsa di studio della Art Matters Foundation con il progetto dal titolo “Who Builds Our Utopia?” che sarà realizzato a Gennaio 2012 in India. Nel mese di Settembre 2011 ha esposto in una personale alla galleria Nordenhake di Berlino.

Modelli educativi di riferimento
Le esperienze a cui ALA si ispira sono storiche e recenti, tra le altre il Free International College creato da Joseph Beuys a cui fece seguito insieme al poeta Heinrich Böll la Free International University for Creativity and Interdisciplinary Research (FIU). La didattica del desiderio sviluppata da Gina Pane durante gli anni di insegnamento. L’école de Stéphanie fondata da Stéphanie Moisdon Tremblay, Theater of the Oppressed di Augusto Boal, Curating and the Educational Turn, Night School, Sixteen Beaver Group, MOMA Trade School.



Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...